04 settembre 2006
Giacinto Facchetti (1942-2006)

Certe persone quando se ne vanno lasciano un vuoto più grande del posto che hanno occupato.
Nella storia del calcio italiano e internazionale, Giacinto Facchetti aveva un posto tra i più grandi di tutti come giocatore e, soprattutto, come uomo. Nei filmati storici in bianco e nero di quarant'anni fa fino alle ultime interviste da Presidente dell'inter, è rimasto sempre un esempio di lealtà, di correttezza, l'incarnazione di tutti i principi che danno un senso a questo gioco. Un galantuomo, incapace di farsi espellere più di una volta in vent'anni di Serie A; un bambino che è partito dall'oratorio di Treviglio ed è arrivato alla finale dei mondiali, vincendo tutto con la sua squadra del cuore e rivoluzionando per sempe il modo di stare in campo sul lato sinistro della difesa. Il suo tono di voce pacato ma autorevole, le sue parole misurate ma mai banali lo distinguevano dalle fila di mestieranti del pallone, dai dirigenti arrivisti e maneggioni, dall'arroganza di chi ha provato a fregarlo (e ci è riuscito) in questi ultimi anni.
Per noi interisti è stato la Storia, la Bandiera e il Mito prima ancora di lasciarci; per ogni appassionato del pallone un esempio da seguire malgrado quei colori che non ha mai voluto abbandonare. In un'epoca di grandi calciatori e piccoli uomini, lui stupiva per la sua umanità; in un'epoca di banderuole è rimasto fedele alle amicizie, alla famiglia, ai pricipi dello Sport.
Descriverlo come calciatore è facile: con l'Inter ha vinto 4 scudetti (1963, 1965, 1966 e 1971), 2 coppe dei Campioni (1964 e 1965), 2 coppe Intercontinentali e 1 Coppa Italia in 476 partite di campionato con 59 gol; Capitano della Nazionale a 24 anni per 70 incontri, primato tuttora ineguagliato; 3 Mondiali, vice campione del mondo nel 1970, campione d'Europa nel 1968.
Più difficile cogliere con le parole il candore, la purezza, e la sua statura morale degni di un eroe antico. Forse ci è riuscito solo Giovanni Arpino, quando fece di lui il protagonista del suo romanzo "Azzurro tenebra": un eroe letterario semplice e buono. Per questo ancora più immortale.






