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07 aprile 2007

 

Donne in carriera e first gentlemen

Alla fine della giornata di lavoro, dopo riunioni interminabili e sfiancanti consigli di amministrazioni, Carly Fiorina sa che troverà a casa qualcuno che l’aspetta con il grembiule indosso e la cena pronta in tavola. Questo qualcuno è il marito Frank J., ex-dipendente della compagnia telefonica AT&T ritiratosi professionalmente proprio quando era in odore di promozione ai ranghi più elevati dell’azienda. La sua è stata una scelta di vita obbligata: Carly è presidente e capo esecutivo della Hewlett-Packard, azienda leader nella produzione mondiale di computer. Per il terzo anno consecutivo la moglie ha trionfato nella classifica delle donne americane più potenti e influenti del mondo finanziario compilata dalla rivista Fortune. Quando Carly ha spiccato il grande salto, il marito manager si è trasformato in unico affettuoso responsabile delle faccende di casa.
L’avrà anche fatto per salvare il matrimonio, preso atto dell’impossibilità di avere del tempo libero e della determinazione della consorte. Però non è il solo esempio di capovolgimento dei ruoli familiari: sempre secondo Fortune quattro delle prime cinque donne leader negli Usa hanno il proprio marito a casa. Certo, la rinuncia alle proprie ambizioni lavorative è relativamente facile, nel caso di Carly e Frank, vista la pesantezza della sua (di lei) busta paga. Eppure arriva sempre un momento nel quale ogni coppia è costretta a fare delle scelte per conciliare vita coniugale e vita lavorativa, serenità della famiglia e soddisfazioni nel mondo del lavoro. Nel caso delle donne italiane sembra prevalere la distribuzione dei ruoli tradizionale, se pensiamo che il tasso di occupazione femminile è soltanto del 45,1% (Eurispes). Il nostro dato è il più basso dell’Unione Europea- dove trionfano Danimarca (72,8%), Svezia (71,6%) e Germania (60,2%)- e lascia intendere che è ancora molto difficile oggi portare avanti il doppio lavoro, quello domestico e quello d’ufficio. Il più delle volte, a sacrificare (o a rinunciare) al proprio lavoro per il bene della famiglia sono ancora le donne. Le ragioni sono molteplici, ma le più importanti sembrano essere due: la persistente discriminazione salariale e il cambiamento di vita causato dalla nascita dei propri figli.
Nonostante i mille discorsi sulle pari opportunità, la Federmanager ha dimostrato che le donne italiane, nelle piccole e medie imprese italiane, hanno percepito nel 2005 una retribuzione fissa inferiore del 20% rispetto agli uomini in posti di lavoro qualificati o dirigenziali. Se consideriamo la parte variabile dei contratti, la differenza raggiunge addirittura il 30%. Per il World Economic Forum, l’Italia è al 45° posto al mondo in tema di parità tra uomini e donne. Chiude il discorso la classifica annuale delle 100 donne più potenti del mondo: c’è solamente un’italiana, Marina Berlusconi, al 42° posto.
E se la donna-lavoratrice aspetta un bambino? Nel 20% dei casi smette di lavorare (dati Istat 2003), perché non vede rinnovato il proprio contratto (24% delle neomamme) o per dedicarsi di più alla famiglia (69% delle neomamme).
In tutte queste dinamiche l’ideale sarebbe decidere di comune accordo, a seconda delle contingenze, a chi tocca fare un passo indietro, oppure sacrificarsi per gestire matrimonio e figli pur lavorando entrambi a tempo pieno. In ogni caso la figura del pater familias è dura da scalfire: se a far carriera è la donna non bisogna sottovalutare le conseguenze psicologiche. Secondo Debra Burrell, psicoterapeuta fondatrice del Mars &Venus Centre di New York,"gli uomini risentono della perdita del loro primati, e compensano diventando più esigenti e bisognosi di attenzioni. Le donne, a loro volta, iniziano a nutrire un certo risentimento e a trattare i mariti con disprezzo, specie se non si aspettano questo genere di situazione".
Chissà cosa ne pensa Francois Hollande. Fino a qualche mese fa era al centro della politica francese, come segretario del Partito Socialista francese; adesso è famoso soltanto per essere il paffuto e un po’ maldestro compagno di Ségolène Royal, trionfatrice delle primarie e candidata unica per i socialisti nelle prossime elezioni politiche. Addirittura il portavoce di Ségolène, Arnaud Montebourg, in una nota trasmissione televisiva ha dichiarato: "L’unico difetto di Sègo? Il suo compagno!". Dopo questa uscita Ségolène ha sospeso il suo portavoce per un mese, ma non potrà evitare che Francois, in caso di vittoria, entri di diritto nel club dei First Gentlemen.
(mc per Pillbox-Aprile)

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