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15 marzo 2007

 

Il trionfo dell’indecenza

da Il Foglio
La gogna è repellente, ma se il giornalismo è pettegolezzo non c’è scampo

Un giornale della destra sbatte in prima pagina notizie vagamente pruriginose che riguardano il portavoce del principale avversario politico della destra, il premier. La sinistra si indigna e dice: vergogna, è solo fango contro una persona perbene. La destra si indigna anche lei e dice: vergogna, questa è la solita gogna mediatica. A sinistra l’indignazione raddoppia: siete ipocriti, lanciate il sasso e nascondete la mano. Il giornale che ha lanciato il sasso risponde: tutti pubblicano tutti i nomi e i testi delle intercettazioni quando si tratta di privati, e io coraggiosamente ho pubblicato anche il nome della persona pubblica, del politico, perché sono contro l’omertà corporativa dei potenti. Che cosa pensare? In una portineria, o meglio in un secchio della spazzatura, non si può stare tanto a pensare. Se pubblichi infanghi e ti infanghi, se non pubblichi certi nomi, e altri invece sì, ti succede la stessa cosa sporcificante. E’ che nell’indecenza bisogna cercare di non entrare, non così spesso come succede in Italia e non solo in Italia, non sistematicamente, non cercando l’alibi cretino o troppo furbo della deontologia professionale. All the news that’s fit to print, il famoso motto vicino alla testata del New York Times, si traduce così: tutte le notizie che vanno pubblicate. Vuol dire che alcune notizie sono prive di senso, sono sporche, dovrebbero essere riservate alla stampa gialla che si occupa di pettegolezzi, che magari vende ma non ha un vero rapporto con la formazione dell’opinione pubblica attraverso l’informazione. Ci sono notizie che non vanno pubblicate, punto. Se entri nel perimetro dell’indecenza, poi non ne esci: né pubblicando il nome del politico nel contesto di una notizia senza senso (un conto è il presidente che spia gli avversari politici, un conto è uno sguardo presunto di un politico a un travestito, che emerge da una surreale conversazione telefonica tra fotografi ricattatori) né stabilendo che un manager o una soubrette o un banchiere meritano la gogna mentre un politico deve esserne preservato. Nell’indecenza e nella spazzatura non esistono alternative moralmente convincenti.

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