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17 marzo 2007

 

Centrale e dintorni: problema-sicurezza

Il quartiere nei pressi della Stazione Centrale fa orario d’ufficio. Si popola al mattino, quando gli impiegati arrivano con il treno, l’auto o le due linee metropolitane: dalle nove alle sei è pieno di gente, in pausa pranzo i marciapiedi tengono a fatica i capannelli di lavoratori e i bar sono tutti affollati. Poi, la sera, il deserto. E così il “centro direzionale”, ruotando attorno ai tre snodi cittadini Centrale-Gioia-Repubblica, diventa una zona dove chi ci abita ha imparato a starsene a casa propria.
La Stazione Centrale è una calamita che attira malavita di ogni genere e nazionalità, come è inevitabile in molte stazioni ferroviarie di grosse dimensioni. In Centrale, però, si osserva anche una certa razionalità: sul lato ovest ci sono i nordafricani; sul lato est gli slavi; dietro le case di appuntamenti. Davanti ci dovrebbe essere Piazza Duca d’Aosta, ma è difficile definirla una “piazza”: per noi è solo un tratto di strada da percorrere il più velocemente possibile, e soprattutto mai da soli. Il rischio di scippi e di stupri è molto alto, la povertà si tocca con mano, le risse tra immigrati all’ordine del giorno. Sulle grate gli archetti di ferro servono per non farci dormire gli accattoni d’inverno, i tunnel della metropolitana dopo le sei di sera sono terra di nessuno. I City Angels e gli uomini di Fratel Ettore hanno sempre molto da lavorare; anche la polizia ne avrebbe ma purtroppo non è sempre presente.
Basta percorrere un centinaio di metri e lo scenario cambia. Si entra, infatti, nel mondo dello sfruttamento della prostituzione notturna con le sue tappe fisse: via Melchiorre Gioia, via Cornalia, via Cardano, via Sassetti, via Pirelli, via Restelli. Chi si affaccia alla finestra osserva scene consuete: le auto rallentano, caricano i viados e dopo un po’ li riportano sui marciapiedi. Il traffico notturno non fa invidia a quello giornaliero; ogni tanto si sente qualche schiamazzo, con risse e bottiglie rotte. Il racket non fa più notizia. Piuttosto, è una situazione che si trascina da troppo tempo: molti di questi trans brasiliani sono qui da molti anni e qualcuno ha anche una propria casa (quando il Brasile ha vinto il Mondiale di calcio nel 2002 è spuntata qualche bandiera verde-oro alle finestre). I grandi alberghi della zona hanno perso molti clienti perché le hostess delle compagnie aeree, ad esempio, hanno paura e chiedono di non essere più mandate qui a dormire.
Arrendersi all’indifferenza e alla rassegnazione sarebbe l’errore più grave. Il processo di degrado della zona non è irreversibile. Prova ne è stata la mobilitazione di cittadini e negozianti avvenuta tre anni fa in occasione dell’occupazione abusiva dello stabile di Via Adda da parte dei rom: l’intervento della polizia arrivò di conseguenza e riuscì a ristabilire la legalità della strada.Ora la speranza è che il quartiere possa diventare più sicuro anche grazie alle trasformazioni che lo attraverseranno da qui ai prossimi dieci anni, come la ristrutturazione interna della Stazione Centrale e la costruzione della Città della Moda nell’area Garibaldi-Repubblica.
(m.c. per Milano Bella da vivere)

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