05 febbraio 2007
Il famoso modello inglese
Chi ha almeno trent'anni non può non ricordare quelli che i media definivano 'morti del Mondiale': operai e muratori che perdevano la vita sul lavoro, costruendo o ampliando gli inutili (tranne che ai vincitori degli appalti), sovradimensionati e ridicoli stadi della montezemoliana Italia Novanta, oggi in lista di attesa per essere stravolti o demoliti. Eppure le proporzioni e le condizioni di (in)sicurezza sul lavoro erano le stesse che nell'edilizia normale, nel paese dei finti imprenditori in cui la maggior parte degli infortuni professionali avviene il giorno dell'assunzione (quando si dice la sfortuna...), ma essendo in qualche modo coinvolto il calcio quelle tragedie riuscivano a conquistare prime pagine che un asfaltatore di autostrade travolto da un camion non avrebbe mai conquistato.
Insomma, i morti di calcio valgono dieci volte gli altri, facendo sorvolare sulla freddezza delle statistiche: cinquanta morti sono, dati Istat, i morti per incidenti stradali sommati di tre (3!) giorni qualsiasi in Italia. Non tutto è comunque negativo, in questo meccanismo: per fortuna della morte di Filippo Raciti si sta parlando, dando almeno l'illusione che... CONTINUA
Insomma, i morti di calcio valgono dieci volte gli altri, facendo sorvolare sulla freddezza delle statistiche: cinquanta morti sono, dati Istat, i morti per incidenti stradali sommati di tre (3!) giorni qualsiasi in Italia. Non tutto è comunque negativo, in questo meccanismo: per fortuna della morte di Filippo Raciti si sta parlando, dando almeno l'illusione che... CONTINUA