27 gennaio 2007
Quella maglia della Umbro

Nel primo anno in Italia, Ronaldo era il giocatore più decisivo degli ultimi vent'anni. Aveva portato- da solo, con le sue giocate e i suoi gol- in vetta una squadra con difensori improbabili (Colonnese, Galante, West), buoni centrocampisti (Simeone, Moriero), attaccanti simpatici (Zamorano, Djorkaeff) e un allenatore il cui massimo risultato in carriera era la salvezza con la Cremonese. Nel quinquennio di Inter è stato il giocatore più amato, perchè oltre ad essere straripante, forte, veloce, fenomenale, lui era l'Inter: bastava dire il suon nome per farci venire in mente la maglia della umbro, la doppietta al milan e il triplo passo su Marchegiani al Parco dei Principi. Ronaldo era l'Inter, l'Inter era Ronaldo. Dopo il furto del Delle Alpi, lui era l'incarnazione vivente dell'essere interisti, e le sue parole in quell'intervista nel dopo-gara ("Sono triste per il calcio, è una vergogna") erano anche le nostre. Abbiamo sofferto quanto lui per il calvario interminabile degli infortuni, lo aspettavamo con la certezza che non sarebbe più stato lui ma sperando intimamente di rivederlo correre come un tempo. Quando siglò la doppietta della vittoria in casa contro il Brescia (80' e 84' minuto, aprile 2002) pensammo tutti di averlo ritrovato dove lo avevamo perso, esattamente come 5 anni prima. Invece lì le strade si divisero, quella dell'Inter verso anni di delusioni e di campionati taroccati, quella di Ronaldo verso il Real e adesso il Milan. Quando noi tifavamo per lui ai mondiali di Corea e Giappone, lui meditava di andarsene, quando lo aspettavamo credendolo un alibi (eh, noi siam senza Ronaldo) lui faceva capricci con allenatore e presidente-papà, ma era già diventato un altro. Per noi Ronaldo è già la storia dell'Inter perché le ferite sono rimarginate dai successi attuali. Il giocatore Ronaldo è la storia dell'Inter, quello che giocherà nel Milan sarà un altro. L'uomo Ronaldo abbiamo imparato a conoscerlo, e quindi a non amarlo già cinque anni fa. Figuriamoci adesso che l'abbiamo dimenticato.