21 luglio 2006
In ricordo di Indro Montanelli
Ecco un brano dal reportage scritto da Indro Montanelli allo scoppio della guerra d'Ungheria, nel 1956. L'articolo uscì sul Corriere della sera con il titolo "Così ho visto la battaglia di Budapest".
Questa è la storia della battaglia di Budapest e il lettore mi perdoni se la riferiamo con tanto ritardo. Mentre la combattevamo, i russi ci tolsero il mezzo di raccontarla; e, in fondo, non ci resta che ringraziarli di averci tolto solo questo. E'una storia parziale, naturalmente, come del resto lo sono tutte le storie. Non abbiamo che due occhi e siamo stati costretti a servircene con parsimonia, usandone uno per osservare ciò che succedeva a Budapest e l'alto per sorvegliare che non succedesse altrettanto a noi. Tenete a mente che nessuno ha visto tutto. Vi dico solo quello che ho visto io. E vi chiedo preventivamente scusa se vi parrà troppo poco.
Il 2 sera la ppolazione di Budapest andò a letto convinta che le autorità avessero fatto male a proibire la partita di calcio che avrebbe dovuto svolgersi l'indomani al Nestadium con la nazionale svedese. Lotrovavano una precauzione esagerata e rimpiangevano di non poter acclamare nel redivivo Puskas, oltre che il grande campione e capitano della squadra, l'eoroe dell'insurrezione.
In quel momento tutto il Paese era già sotto il controllo militare sovietico, ma non ci credeva. Non ci credevo nemmeno io che, impigliato la notte precedente in una colonna di carri armati russi, ero stato involontariamente testimone oculare dell'occupazione. La tecnica di quel colpo a sorpresa era stata semplicissima. Una colonna di carri, calata dalla Cecoslovacchia sul far del crepuscolo, tagliò la frontiera con l'Austria. La tagliò materialmente, disponendo di una enorme autoblindo di traverso alle strada: era quella in cui io stesso diedi di capo alle due del mattino e che mi intimò: "Nazad", indietro.
L'anello dei carri continuava massiccio e ininterrotto dalla frontiera austriaca e, immagino, anche da tutte le altre, sino a una ventina di chilometri dalla capitale, togliendole il respro. Il respiro, ma non l'allegria e l'ottimismo. All'alba, quando vi rientrai, la gente era già tutta fuori per le strade. E agiva e parlava senza reticenze, come se non avesse mai avuto e non dovesse mai più avere la polizia segreta, le delusioni, i processi, i campi di concentramento. I partiti, al lavoro da vari giorni, avevano aperto le loro sedi e sezioni, resi noti i nomi dei capi e inaugurate le liste degli iscritti, che affluivano numerosi. La cospirazione e la clandestinità erano finite.
Indro Montanelli (17 Aprile 1909- 22 Luglio 2001)