14 luglio 2006
Day After al Circo Massimo


Roma, 10 Luglio 2006
Qualche mese fa avevamo deciso di andare quattro giorni a Roma. L'unica preoccupazione è stata "Non partiamo che ci sono partite dell'Italia, eh!".
In effetti il Mondiale era già finito la sera prima, quando a mezzogiorno siamo scesi alla stazione Termini con gli occhi gonfi, ubriachi di stanchezza e con tanta tanta voglia di condividere questa gioia con chiunque. Nessuno si aspettava questa vittoria: nemmeno noi che involontariamente ci becchiamo due feste nelle due città più grandi d'Italia, nemmeno chi ha organizzato la festa al Circo Massimo. La capitale è intasata fin dal primo pomeriggio mentre i romani festeggiano per le strade del centro chiedendosi "A che ora arrivano i giocatori?". Chiudono le prime strade vicino alla zona dei Fori, e già dalle tre qualche "regazzino" si piazza vicino al palco con la scritta monumentale "Roma ringrazia gli azzurri". In realtà non è soltanto Roma ad accogliere la squadra, ma un milione di persone da tutta la penisola, abbiamo intravisto striscioni perfino dalla Sicilia... Pazienza, l'ostentazione della romanità con il suo Po-popopo-po-po non dà tregua, e c'era da aspettarselo.
Arriviamo al Circo massimo: tantissimi tricolori, tanti gadgets della Roma, cori soprattutto per Totti. Al tramonto la zona intorno al palco è strapiena di gente, mentre da entrambi i lati continuano ad arrivare centinaia di tifosi. Qualcuno si accontenta di aspettare da lontano, altri si arrampicano addirittura sulle rovine romane dietro la collina. Orgoglio romano, insulti alla "mamma de Zidane". Un serpentone infinito di gente blocca continuamente il Pulmann. Sullo schermo dietro al palco passano e ripassano le immagini del mondiale: ad ogni gol scoppia un boato come la prima volta; quando proiettano il rigore di Grosso si salta tutti come la sera prima, nonostante il caldo e l'aria che comincia a mancare nella bolgia. Davanti a noi un ragazzo con la maglia della Roma continua a gridare "Terrorista" a Zidane: lo ripete centinaia di volte. Il pullmann non arriva, è bloccato, deve ancora passare da Prodi. Qualche maligno urla "a'Prodi perché nun vieni qua tu?", qualcun altro è più paziente e dice: "aho' mica semo a Milano, qua se arrivano con un'ora e mezzo di ritardo va bene uguale!" E la festa continua, con le note di we are the champions e del popopo alternati continuamente. Mazzocchi avvisa che stanno per arrivare, Timperi vuole scaldare la folla ma sbaglia a urlare il nome di Del Piero che viene fischiato dai romanisti. La festa però è di tutta Italia, anche se si distinguono i più tamarri, i burini, i romani delle periferie, i più caciaroni. Vabbeh, siamo campioni del mondo, che ce frega?.
Cala la sera, nessuno riesce a capire il tragitto del pulmann, tutti si lamentano dell'organizzazione scadente, nemmeno le transenne c'erano, niente. Arrivano dal Colosseo o dai Fori imperiali? Si prova ad andare incontro al pullmann, le strade sono un formicaio di tifosi e motorini che si dirigono ovunque. Soltanto alle undici e un quarto la luna piena accoglie la coppa e la squadra che si ferma al Circo Massimo più o meno un quarto d'ora davanti al milione di persone che aspettava e stava ormai per spazientirsi. Al ritorno in metro continuano i cori per il capitano giallorosso, il semidio di queste parti. All'ennesimo coro "c'è solo un capitano" una bambina candidamente dice: "ma il capitano non è Totti, è Cannavaro".
Ha vinto l'Italia. Finisce un'altra notte di gioia con gli ultimi popopo e un milione di grazie.
Comments:
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Ale è stato un delirio esagerato! Non ho mai visto così tante persone nello stesso posto. Roma paralizzata tutto il giorno per la gioia (e per la tamarraggine dei romani).
che culo essere lì! adesso faranno una riproduzione di Totti grande come il Colosseo e poi siamo a posto! ma sì, w il tamarro!
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