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15 giugno 2006

 

Passerà inosservato

Il gazebo della Lega davanti al Pirellone è deserto da almeno una settimana. Il voto sulla riforma costituzionale sembra destinato a passare senza lasciare traccia. Davvero un peccato.
Entrando nel merito, propongo qui di seguito qualche riflessione (a favore della riforma) che mi sembra interessante:
da Il foglio, 15 Giugno
E’ in corso una campagna che tende a presentare il quesito referendario sulla riforma costituzionale come confuso, ambiguo o addirittura stravolto nei suoi contenuti dal sistema informativo pubblico. In realtà la scelta è chiarissima. E’ in primo luogo una scelta tra riforma e conservazione. E la prima volta dal 1948 che un progetto organico di innovazione istituzionale (quella del titolo V non si può definire tale) arriva alla fase conclusiva del verdetto popolare. Se sarà bocciato di riforma compessiva non si parlerà più per decenni, e quella della Costituzione o è una grande riforma o non è. La legge approvata dal Parlamento definisce in modo preciso le responsabilità e poteri dello stato e delle regioni, mettendo fine a un conflitto di competenze infinito causato dalla mezza riforma del centrosinistra. I timori che in questo modo le regioni più povere abbiano servizi peggiori è infondata: questa è una situazione che esiste già ora, basta vedere quanti sono i meridionali che si fanno curare nelle strutture sanitarie del nord. Il federalismo fiscale, che seguirà quello istituzionale, può solo migliorare la situazione. Inoltre il sistema istituzionale diventa più efficiente, si evita la ripetizione ossessiva di votazioni causata dal bicameralismo perfetto, che esiste solo in Italia, mentre si permette al presidente del Consiglio di nominare e sostituire i ministri e di proporre lo scioglimento delle Camere, come accade per esempio in Gran Bretagna, che non sembra sia una dittatura. Al presidente della Repubblica si consente di uscire dall’ambiguità attuale dell’onnipotenza e dell’omni-irresponsabilità, all’interesse nazionale è garantita una tutela contro ogni tentativo di disgregazione. Infine si riduce il numero dei parlamentari, e a questo ci si oppone sostenendo che si potrebbe tagliare ancora di più, ma intanto si lasciano le cose come stanno. Siccome le scelte sono limpide, è il tentativo di presentarle come incomprensibili che appare piuttosto torbido. Presentare poi la bocciatura della riforma come un’azione riformista è semplicemente paradossale. E’ un peccato che a questa campagna sull’ambiguità si siano accodati anche tanti ambienti cattolici, che non hanno saputo o voluto vedere come il principio sturziano della valorizzazione delle autonomie in un sistema di sussidiarietà sia il centro della riforma. Per non spiacere ai potenti di oggi si rischia di non approfittare di un’occasione storica di innovazione che, se non sarà colta ora, non si ripresenterà più.

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