20 marzo 2006
Il telefonista di Al Qaeda
Dalla metà degli anni ’90 il terrorismo islamico ha reclutato nelle città di tutta Europa giovani da mandare al martirio in nome della guerra santa, la jihad. A Milano, la moschea di Viale Jenner è divenuta il centro di un’organizzazione che prepara attentati in Italia e tiene i contatti con il campo di addestramento per kamikaze in Afghanistan. Anche Riahd, giovane tunisino laico e benestante, viene assoldato grazie all’indottrinamento dell’Imam milanese. Dopo un lungo apprendistato nello spaccio di droga e di banconote false, a Riahd viene affidato il ruolo di telefonista di Al Qaeda. Riahd ha imparato ad odiare gli occidentali, i connazionali che non combattono, e perfino i suoi genitori non appartenenti alla jihad.
La testimonianza del primo terrorista pentito di Al Qaeda, raccolta da una giornalista investigativa, spiega dall’interno le ragioni dell’adesione alla religione di odio, fanatismo e violenza di una cellula terroristica in azione, a Milano, già molto tempo prima dell’11 Settembre.
La testimonianza del primo terrorista pentito di Al Qaeda, raccolta da una giornalista investigativa, spiega dall’interno le ragioni dell’adesione alla religione di odio, fanatismo e violenza di una cellula terroristica in azione, a Milano, già molto tempo prima dell’11 Settembre.
Marcella Andreoli,"Il telefonista di Al Qaeda", Baldini Castaldi Dalai editore, pp.192, 16 euro