23 maggio 2005
Rogoredo/La bomba e i disagi
Fonte: Corriere.it
Ritardi nell’operazione di disinnesco della bomba trovata in un cantiere. Colazione, pranzo e merenda serviti agli sfollati
L’esplosione è un boato smorzato. In lontananza. Alle 16.30 rimette in moto un pezzo di città impietrita: 15 mila abitanti rientrano nelle proprie case, si sbloccano gli ingorghi sulle tangenziali, decine di ambulanze, volanti di polizia e camion dei pompieri liberano le strade.
Disinnescata la bomba della Seconda guerra mondiale trovata in un cantiere di via San Venerio, restano le proteste.
IL TRAFFICO — «Mi sono trovato sulla tangenziale Ovest poco dopo le 16 — racconta Valerio Soffientini, 54 anni — non potendo entrare nella Est, sono stato incanalato verso Melegnano. Uscito al casello, ho imboccato la via Emilia, completamente intasata. Risultato: ero a Ponte Lambro dopo le 18, con un’ora e mezzo di ritardo rispetto al tempo che impiego di solito». Storia esemplare per raccontare disagi a catena. A partire dal cantiere dell’esplosione.La legge dice che la zona nel raggio di un chilometro dev’essere evacuata. Gli artificieri del Decimo reggimento genio guastatori dell’esercito non ammettono deroghe. Così la zona off limits coinvolge tangenziali e rete ferroviaria. Se si considera poi che per spostare la bomba dal cantiere fin sulla collinetta del «grande botto», i militari impiegano oltre un paio d’ore più del previsto, ecco spiegata la giornata di traffico da incubo. Con code e ingorghi che via via si creano e si dissolvono: nei dintorni delle uscite chiuse, al casello di Melegnano, sulle strade statali di accesso alla città (che molti provano a imboccare come alternativa, dalla via Emilia, a via dei Missaglia). Per allentare la pressione delle auto, più volte le operazioni dei militari vengono fermate e le tangenziali riaperte. Code fino a 3 chilometri, dicono intorno alle 16 dalla centrale operativa della Polizia stradale.
L’ACCOGLIENZA — Cinquemila panini, 15 mila bottigliette d’acqua, mele e banane, tè e caffè. Colazione, pranzo e merenda per chi ha scelto di trascorrere l’attesa dell’esplosione nei tre centri di accoglienza allestiti dalla Protezione civile e dalla Croce rossa (in via Martinengo, via Modolfo e via Ravenna). «Ho fatto il giro dei centri — racconta l’assessore alla Sicurezza, Guido Manca, che ha seguito sul campo l’intera giornata — le persone erano allegre, per nulla preoccupate, soprattutto gli anziani, che hanno vissuto una giornata un po’ diversa dal solito. Ringrazio i cittadini per la collaborazione e chiedo scusa per i disagi».Il giorno della bomba era iniziato alle 8,30, con l’ultimo segnale di sgombero. Al «tutti fuori», i residenti di 41 strade si mettono in macchina. La maggior parte ne approfitta per una gita. Partiti gli abitanti, restano i blocchi lungo il perimetro della «zona rossa», le pattuglie dei vigili che fermano le macchine, indicando possibili percorsi alternativi.
LO SCOPPIO — Sotto la terra di via San Venerio dormiva una «Minibombe S500», ordigno tedesco sganciato durante la Seconda guerra mondiale, 350 chili di esplosivo. La bomba è stata messa in sicurezza, imbragata, caricata su un camion e trasportata a 500 metri di distanza, su una collinetta dove, qualche giorno fa, era stata scavata un buca profonda 7 metri e mezzo. È la seconda fase del disinnesco, date le condizioni impervie del terreno, a rallentare le operazioni.Ricoperta da una montagna di sabbia, alle 16,30 la bomba esplode. Il via libera si propaga via radio a tutte le pattuglie. Dopo 8 ore di attesa, la città fantasma si rianima.
Ritardi nell’operazione di disinnesco della bomba trovata in un cantiere. Colazione, pranzo e merenda serviti agli sfollati
L’esplosione è un boato smorzato. In lontananza. Alle 16.30 rimette in moto un pezzo di città impietrita: 15 mila abitanti rientrano nelle proprie case, si sbloccano gli ingorghi sulle tangenziali, decine di ambulanze, volanti di polizia e camion dei pompieri liberano le strade.
Disinnescata la bomba della Seconda guerra mondiale trovata in un cantiere di via San Venerio, restano le proteste.
IL TRAFFICO — «Mi sono trovato sulla tangenziale Ovest poco dopo le 16 — racconta Valerio Soffientini, 54 anni — non potendo entrare nella Est, sono stato incanalato verso Melegnano. Uscito al casello, ho imboccato la via Emilia, completamente intasata. Risultato: ero a Ponte Lambro dopo le 18, con un’ora e mezzo di ritardo rispetto al tempo che impiego di solito». Storia esemplare per raccontare disagi a catena. A partire dal cantiere dell’esplosione.La legge dice che la zona nel raggio di un chilometro dev’essere evacuata. Gli artificieri del Decimo reggimento genio guastatori dell’esercito non ammettono deroghe. Così la zona off limits coinvolge tangenziali e rete ferroviaria. Se si considera poi che per spostare la bomba dal cantiere fin sulla collinetta del «grande botto», i militari impiegano oltre un paio d’ore più del previsto, ecco spiegata la giornata di traffico da incubo. Con code e ingorghi che via via si creano e si dissolvono: nei dintorni delle uscite chiuse, al casello di Melegnano, sulle strade statali di accesso alla città (che molti provano a imboccare come alternativa, dalla via Emilia, a via dei Missaglia). Per allentare la pressione delle auto, più volte le operazioni dei militari vengono fermate e le tangenziali riaperte. Code fino a 3 chilometri, dicono intorno alle 16 dalla centrale operativa della Polizia stradale.
L’ACCOGLIENZA — Cinquemila panini, 15 mila bottigliette d’acqua, mele e banane, tè e caffè. Colazione, pranzo e merenda per chi ha scelto di trascorrere l’attesa dell’esplosione nei tre centri di accoglienza allestiti dalla Protezione civile e dalla Croce rossa (in via Martinengo, via Modolfo e via Ravenna). «Ho fatto il giro dei centri — racconta l’assessore alla Sicurezza, Guido Manca, che ha seguito sul campo l’intera giornata — le persone erano allegre, per nulla preoccupate, soprattutto gli anziani, che hanno vissuto una giornata un po’ diversa dal solito. Ringrazio i cittadini per la collaborazione e chiedo scusa per i disagi».Il giorno della bomba era iniziato alle 8,30, con l’ultimo segnale di sgombero. Al «tutti fuori», i residenti di 41 strade si mettono in macchina. La maggior parte ne approfitta per una gita. Partiti gli abitanti, restano i blocchi lungo il perimetro della «zona rossa», le pattuglie dei vigili che fermano le macchine, indicando possibili percorsi alternativi.
LO SCOPPIO — Sotto la terra di via San Venerio dormiva una «Minibombe S500», ordigno tedesco sganciato durante la Seconda guerra mondiale, 350 chili di esplosivo. La bomba è stata messa in sicurezza, imbragata, caricata su un camion e trasportata a 500 metri di distanza, su una collinetta dove, qualche giorno fa, era stata scavata un buca profonda 7 metri e mezzo. È la seconda fase del disinnesco, date le condizioni impervie del terreno, a rallentare le operazioni.Ricoperta da una montagna di sabbia, alle 16,30 la bomba esplode. Il via libera si propaga via radio a tutte le pattuglie. Dopo 8 ore di attesa, la città fantasma si rianima.